
«Sincronicità», «sintropia» e nuova
cultura:
Carl Gustav Jung e Luigi Fantappié
di Sergio Bernardi
Una caratteristica delle ricerche di
questi decenni è quella relativa al rapporto, che esiste fra le
dimensioni più profonde e quella spazio temporale del cosmo ed in
particolare come l'atemporale e l'aspaziale si proiettino nello
spazio tempo. Ed inoltre il problema di come riconoscere nelle sue
fonti aspaziali e atemporali ciò, che appare invece in forme spazi
al i e temporali.
Sul piano della ricerca, uno dei
caratteri emergenti di essa è appunto questo. E da codesti interessi
sul piano scientifico, che sono riapparsi commenti occidentali, in
questo senso, ad opere, che già secoli or sono trattavano in Oriente
con altro linguaggio questi argomenti. Opere di derivazione
certamente del periodo di cultura orale, come il cinese «I-King»,
che appunto tanto interesse destò in studiosi come Richard Wilhelm e
CarI Gustav Jung. E si è ridestato l'interesse per le concezioni del
matematico filosofo Gottfried Leibniz, che aveva più di due secoli
or sono, coraggiosamente parlato in Europa appunto dell'I-King.
Jung specifica chiaramente che ciò, che
caratterizza i fenomeni da lui definiti di sincronicità, è il fatto
che essi derivano non da un rapporto «causale» ma bensi
«significativo».
In questo modo, Jung si pone su un piano
di profondità ed illumina il rapporto psicofisico che esiste tra la
dimensione fisica e le altre dimensioni. Egli porta l'attenzione
sulla fenomenologia, che deriva dall'esistenza nel profondo psichico
collettivo ed individuale di quelli che, riprendendo il termine di
Sant'Agostino, definisce «archetipi».
Scrive Marie Louise von Franz: «Il
fenomeno più essenziale e forse più impressionante nei fenomeni di
sincronicità, è il fatto che la dualità di psiche e materia sembra
in essi annullata. Sono perciò un accenno empirico, ad un'unità
ultima di tutto l'essere, che Jung chiama «unus mundus», rifacendosi
alla filosofia naturale medioevale».
Tutta questa ricerca sulla sincronicità,
ci ricorda la geniale impostazione cosmologica di un grande studioso
italiano e cioè Luigi Fantappié. La modalità «sintropica» di cui
parIa questo studioso, alternativa di quella «entropica» e che
coordina finalisticamente su altro livello i fenomeni, che sul piano
«entropico», appaiono divisi e scissi, ci ricorda in qualche modo la
sincronicità di Jung. Entrambe queste concezioni si fondano su
argomentazioni di ordine scientifico e sono all'origine di
successive ricerche e sviluppi. Anche l'impostazione cosmologica di
Fantappié, ci ricorda quella relativa all'interpretazione dell'I-King,
effettuata dal filosofo cinese Wang Fu Chi (1719-92), quando afferma
che ogni esistenza è basata su di un continuum onnicomprensivo e di
per se ordinato. Ma tutto questo non cade sotto i sensi, dato che
non appare ad essi.
L'importanza di interpretazioni, come
appunto quella di Carl Gustav Jung e di Wolfang Pauli per la
sincronicità e l'altra relativa a «sintropia» ed «entropia» di Luigi
Fantappié nell'ambito della fisica matematica, sono non solo molto
importanti sul piano della psicologia e della cosmologia, ma
indicano, fra le altre cose, l'avvento di una più profonda cultura
relativa all'universo ed all'uomo. Dall'orizzontale la ricerca
comincia a spostarsi anche al verticale.
SERGIO BERNARDI
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