
Luigi Fantappié: un amico mai conosciuto
di Olivier Costa de Beauregard
Ho avuto modo d’incontrare Olivier Costa de Beauregard a Parigi
nell’estate del ’91. L’intenzione era quella di arricchire la
collana “I Dialoghi” – dedicata alle vicende autobiografiche e
professionali degli uomini di scienza e di pensiero – con un altro
prestigioso nome: il suo, appunto. Conservo ancora un ricordo molto
vivo di quella nostra chiacchierata, che mi ha portato in seguito a
pubblicare altri due libri dello stesso, ma non quello che
inizialmente mi ero preposto.
Restano dunque nella memoria, alcuni scorci e squarci di quella
nostra conversazione che, in parte, fu dedicata alla nostra comune
“amicizia” con Luigi Fantappié. Parlo di amicizia tra virgolette
perché più che di una vicenda fisica, si trattò di una segreta
affinità di pensiero. “Non l'ho mai conosciuto personalmente – mi
raccontò Costa de Beauregard – ma mentre scrivevo il mio libro venni
a conoscenza del fatto che anche uno scienziato italiano era
arrivato alle mie stesse conclusioni. Lo sviluppo della conoscenza a
volte porta persone diverse a formulare le stesse ipotesi, anche se
queste persone sono impegnate in campi dello scibile estremamente
differenti. È quello che si chiama ‘lo spirito del tempo’. Chissà
quante altre persone hanno pensato ciò che noi stessi abbiamo
formulato, magari in modo diverso, meno organico. La bellezza delle
idee risiede proprio in questo: ciascuno può approdare ai medesimi
lidi, partendo da una conoscenza di base simile, e non parlo di ‘quantità’,
ma della dinamica che è insita alla conoscenza stessa. Quando penso
a Fantappié penso ad un amico mai conosciuto”.
Altra “amicizia” comune – a noi, come allo scomparso Luigi Fantappié
– è Giuseppe Arcidiacono. “Con lui ho avuto una serie di
comunicazioni epistolari: ci scambiamo spesso il nostro punto di
vista sulle questioni scientifiche e non”, confida Olivier Costa de
Beauregard. “Mi piacerebbe incontrarlo, ma gli impegni ci bloccano
e, nel mio caso, anche l'età. Credo che Giuseppe Arcidiacono sia uno
scienziato di primo livello, sebbene molti in Italia non l’abbiano
saputo ancora apprezzare. Il fatto che abbia aderito alla idee di
Fantappié, in parte sviluppandole, lo ha reso agli occhi di alcuni
uno scienziato a metà. Ma le cose che ha detto e scritto sulla
teoria di Einstein sono di livello altissimo. Sono certo che in
seguito verrà riscoperto”.
E la vicenda di Giuseppe Arcidiacono ci offrì il destro per
“sparlare” un po’ degli scienziati: “Tendono ad aderire a un certo
paradigma e, malgrado si professino aperti alle novità, ogni volta
che qualcuno esce fuori dal seminato, lo additano come uno
scienziato non in linea con il pensiero scientifico, come uno che
non ha capito bene, a volte addirittura come un fallito della
scienza ufficiale, che cerca altrove una qualche approvazione dal
mondo circostante”. Dunque tutto il mondo è paese? “Beh, è così
ovunque. In Francia come in Italia. Forse in Italia un po' di più,
perché in questo modo si cerca di emarginare le persone più
promettenti”.
Ricordo di aver terminato la nostra chiacchierata con una domanda
sul futuro della scienza e lui, senza esitazione, rispose: “I
giovani. Bisogna davvero dare spazio alle persone giovani e alle
idee giovani. Bisogna strappare di mano la scienza ai vecchi baroni
che vogliono controllare tutto”.
(SANTE DI RENZO)
I libri di Olivier Costa de
Beauregard sono pubblicati presso Di
Renzo Editore