da
Progetto Cosmo
Irreversibilità, entropia,
informazione
Olivier Costa De
Beauregard
Di Renzo Editore
Si deve all'iniziativa di un
editore intelligente come Di Renzo (
www.direnzo.it ) la
pubblicazione di libri impegnativi come "Entropia, sintropia
informazione" di Giuseppe e Salvatore Arcidiacono (Di Renzo Editore,
Roma 1991,
www.giuseppearcidiacono.net e
www.fantappie.it ) e
"Irreversibilità, entropia informazione" di
Olivier Costa De
Beauregard (Di Renzo Editore, Roma 1994). Si tratta di testi che
hanno una comunanza di argomenti e che forse condividono anche una
stessa linea di pensiero. Gli autori sono fisici-chimici che cercano
di affrontare, oltre a tematiche prettamente fisiche e informatiche,
anche il tema della complessità biologica dal punto di vista della
loro specializzazione.
Giuseppe e Salvatore Arcidiacono, furono
allievi di
Luigi Fantappié
, un fisico matematico italiano che aveva
tentato a metà del ‘900 una "teoria unitaria del mondo fisico e
biologico". De Beauregard è un fisico, studioso della teoria della
relatività e della meccanica quantistica. Sia Arcidiacono che
Beauregard sono consci delle limitazioni dello scientismo
materialistico e non per niente entrambi i libri trattano
dell'informazione e della sua entropia. Infatti mentre materia ed
energia si possono mettere in relazione agli aspetti quantitativi
presenti nell'universo, l'informazione è più in relazione con i suoi
aspetti qualitativi, i quali sono costituzionalmente trascurati dal
naturalismo metodologico. L'entropia che è definibile - in un certo
senso - come "mancanza" di informazione, è una della principali
pietre d'inciampo dell'evoluzionismo e della sua tesi della vita
sorta casualmente dalla materia.
La situazione dei fisici
matematici moderni è in un certo senso paradossale: da una parte la
termodinamica e i concetti di entropia impongono loro in maniera
incontrovertibile la cosiddetta "freccia del tempo", cioè
l'inesorabile decadimento delle strutture e l'aumento del disordine
in un qualsiasi sistema; dall'altra le sirene ideologiche
dell'evoluzionismo li attirano con le loro malie irresistibili.
Questo dilemma solo apparentemente irrisolvibile traspare
soprattutto nell'opera dei fratelli Arcidiacono, i quali però -
novelli Ulisse della scienza - in ultimo resistono alla tentazione.
Infatti gli Arcidiacono
scrivono, per esempio, "In tale universo i fenomeni naturali hanno
una doppia tendenza verso l'ordine e verso il disordine" (pag.7). La
tendenza verso l'ordine sarebbe garantita nei cosidetti fenomeni
sintropici, i quali sarebbero "finalistici", ovvero dotati di una
"finalità interna" (pag.43). Codesta concessione al finalismo
teleologico è significativa, ed è da considerare un segno precursore
della grande rivoluzione degli anni '90 dell'Intelligent Design.
Questi fenomeni sintropici sarebbero quelli che permetterebbero
l'evoluzione della complessità biologica: «In accordo con Fantappiè,
possiamo concludere che la Vita consiste in un complesso di fenomeni
sintropici e non può essere ridotta solo a processi chimici e
fisici» (pag.46). Vi era già quindi nello stesso Fantappiè una
consapevolezza della necessità di una fonte di informazione che
sovraintenda i processi chimici e fisici allo scopo della creazione
dei sistemi biologici.
A volte la prosa di
Arcidiacono è invero particolarmente lucida in chiave
antievoluzionistica: «La cellula è un tutto unico e la divisione
cellulare è determinata da un progetto generale [...] Un altro
fenomeno difficilmente spiegabile, entro il comune schema delle
leggi fisiche, è la stabilità dei viventi in contrasto con la
decomposizione prevista dalla termodinamica. [...] La probabilità
che dal disorganizzato emerga l'organizzazione sempre più complessa
è così piccola da essere praticamente impossibile. [...] La
straordinaria complessità dei viventi esclude una evoluzione
casuale, la quale non potendo essere basata sul caso, non può
essere spiegata in termini puramente chimico-fisici. [...] La
formazione di una singola molecola proteica ha una probabilità quasi
nulla [...] Da ciò deriva come la formazione dei viventi, anche dei
più semplici, sia da ritenere impossibile [...] La teoria di Darwin
non riesce a spiegare l'evoluzione dei viventi [...] Infatti [se
essa fosse verra] dovremmo osservare un aumento del grado di
omogeneità dei viventi, contrariamente al gran numero di processi di
differenziazione che possiamo constatare guardando la natura intorno
a noi» (pagg. 65-66, 74-75).
In Arcidiacono troviamo anche
un accenno al cosidetto "principio antropico" (che è in pratica
l'affermazione dell'esistenza di un progetto cosmico) quando afferma
che "noi occupiamo una posizione nell'universo del tutto
eccezionale".
In De Beauregard vi è la
consapevolezza della necessità di cause seconde per il mondo
corporeo quando scrive: «L'universo materiale studiato dalla fisica
non è la totalità dell'universo, invece maschera, dimostra e lascia
intravedere l'esistenza di un altro universo, molto più primordiale,
di natura psichica, di cui esso sarebbe in certo modo un doppione
passivo e imparziale». Si noti che questa intuizione il De
Beauregard non la deriva dalla cosmologia tradizionale (la quale ha
sempre sostenuto l'esistenza di un piano incorporeo causativo - a
sua volta derivante da un piano archetipale - rispetto a quello
corporeo) bensì dallo studio della teoria dell'informazione, della
cui entropia (e i suoi rapporti con l'entropia termodinamica) esso
si occupa nel suo libro.
De Beauregard considera
l'informazione come ciò che può contrastare l'entropia (cioè il
disordine). In quest'ottica egli introduce il termine "negaentropia":
«La cibernetica ha scoperto che l'acquisizione di informazione non è
gratuita, come si era pensato fino ad allora, ma che deve essere
pagata in negaentropia» (pag. 71). Questa "non gratuità"
dell'informazione fa si che la cibernetica e in generale
l'informatica possano fornire argomenti anti-evoluzionisti fra i più
solidi. La smentita dell'origine casuale della vita a partire dalla
materia inerte è espressa da De Beauregard in questo passo: «Il
fiume della negaentropia universale procede originariamente da una
grande Sorgente di informazione e tutto ciò che di esso viene
inghiottito nelle sabbie del deserto della materia fa ritorno a
questa grande Sorgente» (pag. 127). Il termine "grande Sorgente di
informazione" ci sembra che rappresenti bene l'equivalente
semplificativo per un fisico-informatico di ciò che un teologo
chiamerebbe Dio e un metafisico chiamerebbe l'Essere.
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