
Sintropia: un breve esame multidisciplinare
di Sante Di Renzo
L'affermare che l'entropia di un sistema cresce vuol
significare che esso evolve da uno stato meno probabile ad uno più
probabile, cioè da stati di maggior ordine a stati di maggior
disordine. La tendenza all'aumento dell'entropia viene espressa
anche come principio di degradazione dell'energia, per cui quest'ultima
diventa sempre meno disponibile per un lavoro utile. Con ciò si vuol
dire che le differenze di temperatura tendono a livellarsi, il
lavoro viene disperso in calore attraverso l'attrito, ecc. Ne
consegue che se ogni aspetto e attività della natura produce
disordine, il mondo cambia in modo irreversibile. Per ripristinare
le condizioni iniziali occorrerebbe ridurre in qualche modo il
disordine creatosi, ma questa ipotetica procedura contraddice il
secondo principio della termodinamica. In tale contesto l'uomo
rischia di sentire se stesso sempre più estraneo al cosmo, in balìa
di forze incontrollabili, condannato in modo inesorabile alla morte.
Qualche studioso ha però messo in evidenza che le leggi fisiche,
applicate sugli esseri viventi, devono seguire percorsi in parte
differenti. Nel 1944 Schroedinger scriveva a tale proposito:
«l'organismo si alimenta di entropia negativa, attraendo su di sé
[...] un flusso di entropia negativa, per compensare l'aumento di
entropia che esso produce vivendo, con che riesce a mantenersi ad un
livello di entropia stazionario notevolmente basso».
Anche Jung si pronunciò sull'argomento. Egli dice «La psiche in
quanto tale non può essere spiegata in base al chimismo fisiologico
se non altro perché essa è, con la “vita” in generale, l'unico
fattore naturale capace di trasformare strutture sottoposte a leggi
naturali, vale a dire statistiche, in stati “superiori” o
“innaturali”, in antitesi con la legge dell'entropia che governa la
natura inorganica» (2).
Con l'introduzione del concetto di entropia negativa, poi chiamata
da Brillouin “negaentropia”, si voleva porre in risalto come quest'ultima
fosse legata all'aumento della misura dell'ordine, in opposizione a
quella tendenza naturale che spinge al disordine.
Alcuni anni dopo, l'importanza del concetto di entropia negativa
venne infatti meglio evidenziato da Brillouin (3), che la pose
inoltre in relazione con la tipicità dell'essere vivente. Mentre nel
caso di strutture inorganiche si può considerare l'entropia di un
sistema come la somma di singoli valori, questo non è possibile nel
caso si abbia a che fare con un sistema vivente. Il concetto di
entropia è valido solo per un sistema perfettamente chiuso, cioè che
non riceve dall'esterno alcun tipo di energia. I viventi non vanno
intesi come sistemi chiusi, ma aperti, ovvero in grado di scambiare
con l'esterno materia, energia e informazione. Inoltre, mentre il
sistema fisico è passivo, anche se aperto, e può scambiare solo se
esiste un contatto con il mondo esterno, il sistema vivente può
iniziare l'azione da sé. Le strutture organizzate che si formano
mediante lo scambio con l'esterno sono state chiamate, da Ilya
Prigogine, “strutture dissipative”. Alla luce di quanto sopra
accennato, va riesaminata la convinzione di Freud secondo la quale
l'uomo poteva considerarsi un “sistema chiuso”, in sintonia con il
principio di entropia di Fechner, principio di costanza, per il
quale il livello complessivo di eccitazione di un sistema psichico,
chiuso, tende a mantenersi costante, attraverso scariche di energie.
L'ordine che caratterizza l'essere vivente costituisce una sorta di
paradosso che i fisici hanno risolto asserendo che occorre tener
conto del sistema nella sua totalità. Se ad esempio è dato osservare
un aumento di ordine in un certo settore, come nella nascita e
sviluppo di una vita, occorre tener conto anche di quanto accade
intorno, cioè dell'aumento di disordine che questa nascita ha
prodotto nel mondo circostante. Se si facesse un bilancio entropico
si potrebbe osservare infatti un aumento di entropia nel sistema
totale. Il fatto che la vita riesca a concentrare su di sé
l'entropia negativa non comporta, secondo i fisici, alcuna
invalidazione della seconda legge della termodinamica.
Alcuni anni precedenti all'intuizione di
Schroedinger, un matematico italiano, Luigi Fantappié
(1901-1956), enunciava la "teoria
unitaria del mondo fisico e biologico”,
con lo scopo di collegare armonicamente, in una visione unitaria, i
fenomeni fisici, chimici e biologici. È una teoria che vuole
dimostrare che in natura esiste una doppia tendenza, una verso
l'ordine e l'altra verso il disordine. Fantappié, nel sottolineare
come per la vecchia teoria fisica tutti i fenomeni naturali fossero
riproducibili con difficoltà solo di ordine tecnico, mette in
evidenza che in natura, accanto ai fenomeni riproducibili, entropici,
esistono anche fenomeni di altra specie, detti sintropici, che
possiamo osservare, ma non riprodurre a nostro piacimento. Secondo
Fantappié, il principio della causalità, che vale nel mondo
entropico, deve essere completato dal principio di finalità. Egli
proponeva insomma di passare da un modello di universo
meccanicistico e deterministico ad uno nuovo, detto
entropico-sintropico, in cui lo svolgimento dei vari fenomeni non è
solo in funzione delle condizioni iniziali (passato), ma dipende
anche dal futuro. Scrive Jung a tale proposito: «Il principio
finalistico è il capovolgimento logico del principio di causalità.
La finalità è non solo possibile dal punto di vista logico, ma
costituisce anche un principio ineliminabile d'interpretazione, è
perché nessuna interpretazione della natura può essere
esclusivamente meccanicistica».
In questo Universo, che non corrisponde più all'Universo della
fisica classica ferreamente determinato dal principio di causalità,
materia ed energia sono divenuti aspetti intercambiabili della
realtà. È in fondo quanto Jung intende per “sincronicità”, la
reciproca alternanza di psichico e materiale, il fatto che il
materiale possa comportarsi come psichico e lo psichico come
materiale. Psiche e materia, nell'ottica di Jung, si coappartengono.
Tale comune appartenenza di psiche e materia a un medesimo ordine
viene da Jung definita con l'aggettivo “psicoide”. L'archetipo è per
Jung un “fattore psicoide” e, in quanto tale, irrappresentabile. La
coappartenenza di psiche e materia è dedotta da Jung a partire da un
certo numero di interrelate considerazioni quali:
a)
l'esser contenute sia la psiche che la materia in un unico e
medesimo mondo;
b)
l'essere entrambe in contatto costante e reciproco;
c)
il fondarsi ambedue su fattori trascendentali irrapresentabili.
Se ci dovessimo chiedere cosa sia per Jung “realtà”, dovremmo
rispondere che è, essenzialmente, ciò che agisce, ciò che esercita
un effetto. Così, se l'archetipo è irrapresentabile in quanto tale,
esso esercita la propria realtà nella rappresentazione archetipica,
ad esempio nel mitologema. In quest'ultimo caso, insomma, il motivo
mitico rappresenterebbe l'effetto, il modo della realtà
dell'archetipo. Anche la fisica, pensa Jung, si avvale di nozioni
non percepibili (gli atomi, ad esempio) che nondimeno si dimostrano
capaci di effetti, effetti che legittimano la costruzione di un
determinato modello.
Come si può arguire ci troviamo con Jung in
prossimità dalle posizioni mantenute da Fantappié. Sorprende in
special modo l'insistenza che ambedue hanno posto sul fattore della
differenziazione e sul principio di finalità. Se in una lettera
indirizzata a E. Whitmont in data 4/3/1950, Jung scrive che, a
partire da una considerazione globale della psiche, si può
concludere che la psiche inconscia esiste in un
continuum
spaziotemporale nel quale il tempo non è più tempo e lo spazio non è
più spazio e ha fine anche la causalità, se alla stessa “frontiera”
gli sembra esser pervenuta la fisica, Fantappié, dal canto suo,
sostiene che i fenomeni psichici rappresentano il culmine dei
fenomeni sintropici. Ciò implica, nella concezione di Fantappié, che
la personalità dell'uomo è mossa da fini, che l'uomo è centro di
fenomeni coscienti rivolti a fini, che lo stesso principio di
finalità precede l'uomo.
Il fisico francese, Olivier Costa de Beauregard e l'astronomo
inglese Fred Hoyle giungono per altre vie alle stesse conclusioni. I
fenomeni della vita non possono essere spiegati altrimenti che con
l'ipotesi d'una inversione di tempo dal futuro al passato. Hoyle
parla a questo riguardo di “Universo intelligente”. L'Universo è
“intelligente”, e dunque non è macchina, nella misura in cui si fa
sorgente di informazione. Con argomentazioni sostanzialmente
analoghe, lo diciamo per inciso, Fantappié ha potuto parlare di Dio
(così si può anche tradurre l'Universo intelligente di Hoyle) come
conclusione permanente e come motore della scienza. La materia
vivente non è né sorda né cieca di fronte ai segnali quantistici che
provengono dal futuro. Una cellula e un organismo, insomma, si
comportano come se conoscessero il futuro. Il progetto della vita
implica, dunque, il Creatore, implica questa sorta di “Grande
Informatore”. Creare, in altri termini, serba la stessa valenza del
dare forma, ovvero dell'informare. Senza informazione, in effetti,
non ci sarebbe sviluppo alcuno della vita, ma, sostiene Hoyle, in
accordo col principio sintropico enunciato da Fantappié, tale
informazione è introdotta dal futuro.
(1) Schroedinger, E.,
Che cos'è la vita? Scienza e Umanesimo,
Sansoni, Firenze, 1988, pag. 77.
(2) Jung, C. G., “Riflessioni sull'essenza
della psiche”, in Opere,
vol.
VIII, Boringhieri, Torino 1980, p. 199.
(3) Brillouin, L.,
Scientific Uncertainty and Information,
Acc. Press, New York and London, 1964.
(4)
Jung, C. G., “Energetica psichica”,
in Opere,
vol. VIII, Boringhieri, Torino 1980, p. 12.
Alcune letture consigliate:
- Fantappié Luigi: Principi di una teoria unitaria del mondo
fisico e biologico - Di Renzo Editore, Roma, 1993
- Arcidiacono G. e S.: Entropia, sintropia, informazione - Di
Renzo Editore, 1991
- Prigogine Ilya: Il futuro è già determinato? - Di Renzo
Editore, 2003
- Olivier Costa de Beauregard: Irreversibilità, entropia,
informazione - Di Renzo Editore, 1994
SANTE DI RENZO
I libri di Sante Di Renzo sono pubblicati presso Di
Renzo Editore