
Luigi Fantappié e la teoria sintropica
di
Salvatore Arcidiacono
Possiamo oggi affermare che l'insieme di tutti i viventi forma un
unico organismo, un sistema (biosfera), in cui lo sviluppo e la
differenziazione delle specie sono orientati armonicamente verso
fini ben precisi e ben definiti. Si avrà allora una profonda
connessione tra vegetali, animali ed ambiente ed essi risulteranno
parti integranti di un sistema più ampio, armoniosamente
organizzato. In definitiva, la formazione di specie sempre più
differenziate non è provocata da cause esterne, bensì mossa da fini
successivi da raggiungere: i viventi infatti non sono retti dalla
logica della forza, ma da quella dell'armoniosa collaborazione
verso fini più elevati.
La teoria unitaria di Fantappié, è stata da noi modificata nel senso
che i fenomeni entropici e sintropici puri sono soltanto dei casi
limite, mentre in ogni fenomeno «reale» c'è una componente entropica,
soggetta alla causalità, ed una sintropica, finalistica. Di
conseguenza ogni fenomeno nel suo svolgimento dipende sia dal
passato che dal futuro (dalle sue potenzialità).
Questo comporta una revisione del concetto di esistenza, il che deve
essere fatto sulla base della teoria della relatività, in cui non è
più valido il concetto di simultaneità tra due eventi. Ne segue che
nei processi evolutivi la struttura di ogni specie vivente dipende
non solo da quelle che l'hanno preceduta, ma anche da quella che la
seguiranno.
Nei fenomeni biologici dello sviluppo e nei processi evolutivi
prevale la componente sintropica su quella entropica e si ha un
«trascinamento finalistico», per cui la loro spiegazione deve essere
fatta in funzione del risultato finale. Il processo evolutivo
sarebbe allora non una «ectogenesi», ma un vero e proprio processo
di «autogenesi», indipendente per la maggior parte dei fattori
ambientali esterni. Esso avverrebbe per modificazione dei piani
organizzativi, per azione di fattori interni teleologicamente
orientati e mediante mutazioni essenzialmente diverse da quelle
casuali, comunemente ammesse, come vedremo più tardi.
Sulla base di queste premesse e servendoci della teoria unitaria del
Fantappié e successive modifiche, abbiamo elaborato, sin da 1980,
una Teoria Sintropica dell'Evoluzione, un nuovo paradigma evolutivo
capace di integrare quello darwiniano.
Possiamo definire «entropica» la teoria di Darwin in quanto, in
sintonia coi princìpi della scienza attuale, ammette l'esistenza
nei fenomeni della sola componente entropica, causale, e di
conseguenza è costretta a rifiutare come antiscientifico ogni
finalismo e ad ammettere solo delle mutazioni casuali (entropiche).
L'ordine che si riscontra nei viventi deve allora necessariamente
derivare dal disordine e solo la «cieca» selezione naturale sarebbe
in grado di introdurre nella vita un elemento di ordine. Se invece
ammettiamo nei fenomeni l'esistenza della componente sintropica,
finalistica, accanto quella entropica, si ha un cambiamento radicale
nella concezione scientifica della realtà e quindi l'evoluzione
assume il significato di un processo progettato e programmato, messo
in atto da un piano e tendente a realizzare un aumento di
complessità.
Abbiamo chiamato «sintropica» questa evoluzione chiaramente
finalizzata, in quanto la componente sintropica è prevalente e
trascina tutto il fenomeno, pur essendovi una certa componente
entropica, causale. Questo non significa che quanto diceva Darwin è
completamente errato, ma la sua teoria deve essere opportunamente
integrata in una concezione in cui i processi organizzativi interni,
finalizzati, abbiano una netta prevalenza sui fattori esterni,
ambientali, per cui il ruolo della selezione naturale diventa
marginale.
La teoria sintropica dell'evoluzione risponde alle aspettative di
tutti quei biologi che rifiutano la concezione riduzionistica e
meccanicistica di Darwin. Ci troviamo di fronte all'impegno di
modificare tutta l'immagine metafisica della realtà. I fisici lo
hanno già fatto, mentre la maggior parte dei biologi resta ancorata
ad una concezione ormai superata ed ignorano (o fingono di ignorare)
tutti i progressi della fisica più avanzata.
Facendo un bilancio delle sue indagini per acquisire «materiali per
una nuova teoria del trasformismo», Pierre P. Grassé mette in
evidenza alcuni punti fondamentali del problema evoluzionistico che
la teoria di Darwin è incapace di affrontare e risolvere:
-
L'evoluzione è un fenomeno orientato: essa non si nutre solo di
mutazioni casuali, vagliate dalla selezione.
-
L'evoluzione per procedere verso stati più complessi esige l'acquisizione
di novità le cui informazioni si inseriscono nel DNA sotto forma di
geni nuovi.
-
L'apporto di informazione e la creazione di geni nuovi sono
meccanismi profondamente distinti dalla mutagenesi.
-
La paleontologia rivela che esistono linee evolutive uscite da un
ceppo comune (forme madri) e che tendono a realizzare forme nuove.
-
L'evoluzione in ciò che ha di essenziale dipende da fattori interni
ed esterni e richiede un lavoro che si realizza a livello di
infrastrutture, in altri termini il DNA registra, stabilizza
l'evoluzione, ma non la crea
La mutagenesi, dovuta ad «errori», è la causa principale delle
piccole differenze tra gli individui, le razze e le specie.
In conclusione, per Grassé fare appello a un meccanismo diverso da
quello delle mutazioni casuali è un imperativo essenziale per
spiegare l'evoluzione ed è questo che comprendono i darwinisti
riformatori e i biologi di tendenza lamarckiana quando propongono il
ricorso a fattori interni.
Gli sforzi dei paleontologi e dei biologi molecolari (questi ultimi
sbarazzati dai loro dogmi) dovrebbero sfociare nella scoperta del
meccanismo esatto dell'evoluzione, ma non ci riveleranno le cause
dell'orientamento delle linee evolutive, della finalità delle
strutture, delle funzioni dei cicli vitali. In questo campo la
biologia, impotente, dovrà cedere la parola alla metafisica.
La teoria sintropica dell'evoluzione è in grado di offrire una nuova
teoria trasformista nel senso indicato dal Grassé.
Scrive in proposito il famoso cardiologo messicano Demetrio Sodi
Pallares: «Non ho difficoltà ad accettare un'evoluzione non derivata
dal caso, ma progettata, programmata, con un finalismo ben definito
e soprattutto “sintropica”».
SALVATORE ARCIDIACONO
L'Autore
Salvatore Arcidiacono è fratello gemello di Giuseppe Arcidiacono.
Laureato in Chimica presso l'Università di Catania nel 1951. A
partire dal 1955 perfeziona e sviluppa la «Teoria unitaria del mondo
fisico e biologico» di Fantappié, collegandola alle più moderne
ricerche nel campo della biologia teorica e molecolare. Autore di
vari libri ed articoli pubblicati in riviste italiane e straniere
I libri di Salvatore
Arcidiacono sono pubblicati presso Di
Renzo Editore