
Luigi Fantappié e la sua teoria unitaria unitaria
di Giuseppe Sermonti
Tutte le leggi fisiche che governano il nostro mondo descrivono una
realtà in dissipazione. Sotto l'impero della fisica tutte le cose
tendono a disperdersi, a livellarsi, a mescolarsi. Questo è statuito
nel secondo principio della termodinamica, che sentenzia che il
mondo va dalla differenziazione all'omogeneità, dallo straordinario
al mediocre, dal distinto all'indistinto. Il fatale livellamento
delle cose si dice entropia e il secondo principio della
termodinamica si può esprimere in breve dicendo che l'entropia è
sempre in aumento. Alla fine dei tempi tutto sarà omogeneo, cenere
depositata, e nulla potrà più accadere.
Non c'è da stare allegri, a maggior ragione perché la decadenza e la
dissipazione procedono con la nostra età e ahimé, anche con
l'avanzare della storia. Come possiamo scrollarci di dosso questo
destino deprimente, questa inesorabile opera del diavolo,
dissolutore delle nostre distinzioni e delle nostre resistenze,
maestro di dissipazioni spirituali e materiali?
La risposta c'è sempre stata ed è stata riposta nella volontà
creatrice e ordinatrice del Padreterno, che appunto dal Caos ha
creato le differenze e le forme. Ma da quando il mondo ha relegato
Iddio tra le superstizioni e le soluzioni ad hoc, ed ha affidato i
suoi affari alla fisica e alla sua ineluttabilità, la risposta non
c'è più.
È stato nel 1942 che uno dei nostri più illustri matematici, Luigi
Fantappié (1901-1956), ha proposto una teoria rivoluzionaria, che
scrolla la tirannide dell'entropia e ci offre la speranza di una
fisica che presieda alla ricostruzione e alla ricomposizione del
mondo. Il nuovo paradigma fu chiamalo Teoria unitaria del
mondo fisico e biologico, e dopo mezzo secolo viene
riproposto in un volumetto dalla copertina colore violetta del
pensiero.
Espressa in termini sintetici e sibillini, la teoria ci dice che
accanto ai fenomeni entropici (dissipativi) si hanno processi
costruttivi o edificanti che possono chiamarsi sintropici. Subito un
esempio: un sassolino cade in un laghetto e sprofonda, formando in
superficie una serie di onde circolari e divergenti che vanno via
via dissipandosi quanto più si allontanano dalla causa: è un
fenomeno entropico. Supponiamo che sullo specchio del laghetto si
formi una larghissima impenetrabile onda circolare e questa converga
in onde sempre conchiuse e distinte, sinché si formi uno schizzo
centrale che buchi la superficie, sprofondi, succhi il sassolino e
lo sputi verso l'alto: sarebbe un fenomeno sintropico. Il fenomeno
sintropico rispetto le leggi della fisica, usa le stesse formule,
solo che si permette di cambiare un più in un meno, invertendo la
direzione del tempo. Se avessimo filmato il tuffo del sassolino e
l'espandersi delle onde nello stagno, e ci divertissimo a proiettare
il film alla rovescia, vedremmo la strana espulsione del sassolino,
causata dalla convergenza delle onde.
A questo punto, attenzione! Qui non si tratta di causa ed effetto,
l'espulsione del sassolino non è causata. Cosa sia il fine a cui
tutto il moto convergente è predisposto. Il sassolino lo si può
gettare, a volontà, nel laghetto ed esso immancabilmente causerà le
onde divergenti fino al suo ultimo effetto, che è l'estremo
sottilissimo cerchio. Ma nessuno potrà produrre sul laghetto
indisturbato quel cerchio impercettibile e farlo convergere verso il
suo centro per generare lo schizzo ed esprimere il sassolino. Il
mondo sintropico è estraneo alla volontà umana e all'artificio, non
dipende minimamente da ciò che sia fuori di casa. Si direbbe
miracoloso, ma obbedisce alle stesse formule della fisica, con un
solo minuscolo prodigio, l'inversione del segnetto del tempo.
Ma questi avvenimenti sintropici fanno parte dell'esistenza? Per la
verità, essi, ci dice Fantappié, non sono percepibili perché i
nostri sensi non possono essere incontrati da un'onda che fugge alla
velocità della luce.
GIUSEPPE
SERMONTI
I libri di Giuseppe Sermonti sono pubblicati presso Di
Renzo Editore